martedì 27 gennaio 2009

Via quel crocefisso dalla parete!

Tra le cose che leggo quotidianamente mi sono imbattuto in questo interessante articolo, scritto da un professore belga, dedicato al conflitto tra razionalità e fede. La mia opinione spicciola è che questo conflitto non cesserà fin quando esisterà gente che è disposta a rivolgersi ad una guaritrice, alle preghiere e agli "uomini forti". Dovunque lo spirito critico è stato abolito non c'è speranza di vittoria. Un individuo razionale ha una capacità limitata di convincere un credente, perché il credente ha un'arma definitiva: la fede stessa. I tentativi di persuaderlo con argomenti razionali, sono le prove del fuoco della sua fede. Più sente forte il pericolo di qualcosa che la intacchi, più si opporrà e si chiuderà in sé stesso. Nel difendersi, l'interlocutore assumerà le sembianze del diavolo in persona. La conclusione è che è pressoché futile discutere con loro. Si tratta di una pretesa grosso modo sbagliata. Nello stesso articolo si può trovare un'altra pretesa che ha un sapore d'Utopia, ed è presente spesso nei discorsi di sinistra. Cito dal suddetto articolo:

"The left should not aim at some sort of official atheism, of course, but it should demand that religion be a private matter, namely that it be totally kept out of public life, in particular of political discourse"
trad:
"La sinistra non dovrebbe puntare ad una sorta di ateismo ufficiale, ovviamente, ma dovrebbe richiedere che la religione sia materia privata, principalmente che sia totalmente tenuta lontana dalla vita pubblica, in particolare dal discorso politico". (corsivo mio)

Sembra un bel principio, ma in realtà è completamente scollegato dalla natura umana. Non temete, non sto per sostenere che la spiritualità è un bisogno intrinseco dell'uomo. Me ne guardo bene. È nella natura umana il bisogno di aggregarsi, di fare corpo. Le persone che vivono come importante una qualsiasi dimensione interiore, dalla passione per il gioco degli scacchi a quella per le mostre dei pittori del '300, tendono ad aggregarsi per condividere. Di quante associazioni dal nome strampalato o dagli obiettivi risibili potete fare l'elenco o dire di esserne parte? Sembra sensato richiedere che la passione per gli scacchi sia materia privata e tenuta lontana dal discorso politico, anche se finora nessuno ha mai sentito parlare di leggi fatte sulla base della regola dell'arrocco. Se non succede è per due ragioni principali. La prima è la scala di interessi/bisogni. Ci sono un sacco di cose più importanti degli scacchi per ogni singolo scacchista tali che nessuno di loro troverebbe conveniente muoversi solo su quel piano. Ciò vanifica la portata ideologica di un circolo di scacchisti. La seconda è la grandezza del gruppo. Un gruppo piccolo non ha praticamente alcuna forza. Quando i gruppi hanno assunto una dimensione e una forza sufficiente, allora è il momento di muoversi all'attacco dei gruppi rivali. Il successo della religione sta proprio nella capacità di costituire un pensiero forte: valori, regole di vita, dogmi; e di fare un sacco di adepti. C'è poi l'opportunismo: spesso si desidera far parte di un gruppo religioso unicamente per la forza stessa che si riceve da esso[1]. Per questo quasi tutti i principali rivali delle religioni sono altre religioni. Allora non è possibile escludere la formazione di un polo d'aggregazione ed è sbagliato chiedere che la religione non faccia parte del discorso politico (forse più una supplica da perdente, visto lo svantaggio), perché è come chiedere che una qualsiasi componente del pensiero e del modo d'essere delle persone sia esclusa a priori. A questo punto gli atei, gli agnostici e i semplici laici riconoscono e temono questo potere e formulano questa richiesta basata sui principi suddetti senza rendersi conto che contrappongono un "valore", la laicità, ad un altro "valore", la fede. Non potendo convincere la controparte della supremazia del primo sul secondo, lo scontro si vince attraverso i numeri. Chi ha più sostenitori vince. In questo caso ha vinto la religione, ma mettetevi l'animo in pace perché se non ci fosse, altri tipi di interessi catalizzerebbero le persone e produrrebbero altri raggruppamenti. L'Italia, in assenza di religione cattolica, potrebbe benissimo essere una repubblica fondata sul calcio.
A mio modo di vedere, l'unico modo realistico di perseguire l'obbiettivo di laicizzare la società è quello di presentare dei risultati migliori. Il resto, tipo le appassionanti polemiche scienza-fede, le lotte per l'eutanasia e i matrimoni gay, produce solo un sacco di confusione e ottiene effetti opposti. La scienza e il progresso sono cavalli di battaglia ottimi per lo scopo. Con essi si può dimostrare che ha più senso rivolgersi alla medicina, alla meteorologia, all'ingegneria, all'agronomia piuttosto che alla preghiera. Il tempo maturerà i risultati. Una società, un gruppo o una singola persona che rimane ancorata a valori privi di rapporto con la realtà, finirà sicuramente per trovarsi svantaggiata rispetto alle altre. Potrà essere molto forte internamente, ma estremamente fragile nel confronto con l'esterno. Una volta che la gente avrà sperimentato questa asimmetria, non ci metterà molto a capire cosa deve cambiare. E lo cambierà[2].

[1] Qualcuno potrebbe dirmi sull'esempio dell'Italia che essendo la religione cattolica molto diffusa, ciò equivale a nessun potere. Il potere è ridotto a particella. L'esperienza dimostra invece che si ottengono appoggi anche ad essere relativamente in basso nella gerarchia, per esempio nelle scuole private e pubbliche, nelle ONLUS e nelle ONG.
[2] Per la medesima ragione una gerarchia ecclesiastica appena avveduta non cercherà mai di bloccare effettivamente la scienza e il progresso, perché significherebbe segare il ramo su cui si è seduti. La Chiesa Cattolica è un esempio di discreta avvedutezza, le varie congreghe cristiane americane no.

mercoledì 21 gennaio 2009

Installare Debian Sid amd64 su Acer Aspire 5920G

Linux è buono per svariate ragioni: è stabile, è parsimonioso, è open source, è fico. Lo sappiamo tutti. Ma Linux ha anche una speciale attrattiva per i blogger: garantisce un certo numero di argomenti minimi di cui parlare. Dato che il mio blog, al secondo post già langue, devo ricorrere a questa arma segreta. Spero che serva anche a riempire il blog di niubbi che hanno installato Ubuntu e vogliono vederlo funzionare magicamente con i miei poteri ESP[1]. I niubbi fanno sugo e leggeranno anche i miei altri insignificanti post. Siete i benvenuti, niubbi!
Specifico che quello che sto per scrivere riguarda cose che ho fatto sul mio laptop da Aprile 2007 in poi. Non sono un vecchio rincoglionito, ma la memoria potrebbe fare qualche brutto scherzo, soprattuto a voi! ;-).
Lo scopo di questa guida è di aiutarvi ad ottenere un sistema dual boot Windows - Debian/GNU/Linux amd64, anche se io presumo di non avere a che fare con degli utenti alle primissime armi. Se avete scelto Debian non potete proprio esserlo. Nelle mie intenzioni ci sarà spazio per trattare la configurazione del kernel per chi vuole ricompilarselo a manina, come configurare X, installazione dei driver nvidia, far funzionare quel porc... del WiFi, installare qualche applicazione a 32bit proprietaria, ecc...

La scelta dell'architettura: i386 o amd64?
Il vostro laptop, se dotato di processore Intel Core 2 Duo, è in linea di massima capace di funzionare come un classico i386 a 32 bit oppure come un x86_64, ovvero con le varie estensioni a 64bit introdotte da AMD e copiate da Intel da qualche anno. La cosa di per sé richiede un minimo di attenzione dato che la differenza sembra irrilevante al neofita, ma potrebbe essere importante rispetto all'uso che volete fare del computer e dalle grane che volete avere (sic!).
Da un punto di vista strettamente open source, la disponibilità di software è praticamente la stessa per i due tipi di architettura. Purtroppo non di solo open source si vive e non tutti i programmi proprietari che le aziende hanno di malavoglia distribuito in versione Linux a 32bit sono disponibili anche a 64bit. Skype è un esempio. Flash (si legge Fals) di Adobe è un altro (ma le cose stanno migliorando)[2]. D'altro canto, l'architettura a 64bit offre alcuni vantaggi in campo della computazione pura, cioè laddove il processore deve elaborare numeri grandi, e nella gestione della memoria rompendo il limite dei 4GB che grava su i sistemi a 32bit[3]. I benchmark che ho svolto prima e dopo aver installato la versione amd64 di Debian, hanno dimostrato che il sistema guadagna in velocità anche se la memoria RAM occupata aumenta leggermente.
In conclusione se volete un sistema che non abbia limiti nell'esecuzione di software a 32 bit proprietario, vi consiglio di installare Debian i386. Se avete 4 o più GB di RAM, vi piacciono le prestazioni e i problemi con l'installazione di software non ancora portato a 64bit, amd64 fa per voi e benvenuti nel mio mondo! Sul lungo termine sarete ripagati visto che l'immediato futuro è a 64bit.

Scaricare l'immagine ISO di Debian appropriate
Dato che non siamo interessati alla release stabile, anzi vogliamo arrivare al sistema Unstable o Sid che dir si voglia, sarà meglio partire con la release Testing[4]. Seguite il link:

http://cdimage.debian.org/cdimage/weekly-builds/

e scaricate almeno il primo CD della vostra Debian i386/amd64. I minimalisti che sanno ciò che fanno possono scaricarsi le versioni "business card" e netinst, ma non hanno bisogno del mio aiuto.
Ora dovete masterizzare un CD con quell'immagine ISO. Avrete sicuramente una versione "express" di un qualche programma di masterizzazione sotto Windows Vista. Usatela.

Partizionare l'HD
Questa è la fase in cui se fate danni sono cazzi vostri! Io non voglio responsabilità, piuttosto tenetevi il vostro Vista!
Innanzitutto vi ricordo che Acer, molto carinamente, non distribuisce DVD di recupero per Windows. Ve li dovete fare da soli dopo il primo avvio del PC procurandovi almeno un paio di DVD vergini. Siccome io mi sono gettato nell'installazione di Debian senza fare i suddetti DVD di ripristino, Vista ha subito una bella piallatina. Nessun rimpianto, giuro, ma voi non siete me. Se è già un po' che usate il portatile, avrete sicuramente dei dati da salvaguardare. La parolina magica è: backup!
Per partizionare l'HD dovete avviare il PC usando il CD di Debian e sperare che il programma di partizionamento automatico abbia fatto dei progressi, visto che si è reso responsabile ad Aprile 2007 dell'obliterazione di Vista. Se non volete sperimentare quel dolce addio a vostra volta, si può usare una Ubuntu per questa operazione triviale ;-). So che la soluzione è poco elegante, ma Debian sulle release non ufficiali, tipo la Testing, non mette la massima cura quindi capita che le cose vadano storte. Molto storte. Al contrario Ubuntu, che è destinata agli utenti di primo pelo, sta molto più attenta. Il mio consiglio è di usare Ubuntu per partizionare l'HD e poi tradirla installando Debian! Ahahah!
Il mio HD è stato partizionato come segue:
sda1 25-30GB per Windows XP/Vista ntfs (non formattate! Lasciatelo così. Dovete solo dimagrire la sua partizione)
sda2 15-20GB per / (il sistema) ext3 partizione primaria
sda3 5-10GB per la /home ext3 partizione primaria
sda5 3-6GB per la swap partizione logica
sda6 tutto-il-resto per dati da avere accessibili tra i due sistemi (film, mp3, pdf, ecc...) fat32 o ext3 [5]
sda7 25-30GB ntfs partizione logica per i dati di recupero di Vista
Voi non dovete necessariamente partizionare come me, ci sono tizi la fuori che usano partizioni a sé stanti per /var, /bin, /usr/bin con filesystem differenti a seconda delle performance e della stabilità (es.: reiserfs, xfs), ma è abbastanza complicato. Ritengo che tenere la /home in una partizione tutta sua sia la mossa migliore che potete fare. Avrete il vantaggio che i vostri dati saranno più al sicuro e se vorrete cambiare distribuzione, basterà installarla sopra la partizione / di Debian. Al che sarà sufficiente aggiungervi tra gli utenti e modificare i permessi in /home/nome_utente per riavere tutti i vostri dati.

Installare Debian

Se avete deciso di avviare la procedura di partizionamento con Debian dovreste essere già a questo punto, per gli altri i passaggi sono i seguenti. Modificare il BIOS (premere F2 alla comparsa della schermata) affinché avvii per primo il lettore/masterizzatore DVD. Salvare e uscire premendo F10 e invio. Inserire il CD/DVD numero 1 di installazione Debian ed attendere che si avvii l'installazione. Vi troverete di fronte alla schermata con varie opzioni, scegliere Installer grafico.
Debian vi porrà alcune domande a cui è facile rispondere. Procedete passo passo (lingua, tastiera ecc...). Ad un certo punto vi chiederà come accedere alla rete e individuerà la scheda Wireless. Vi chiederà un dispositivo removibile su cui sia presente il firmware per iwl3945. Saltate oltre perché il riconoscimento automatico della rete non mi ha funzionato e tanto ora non è necessario. Se avete un dispositivo WiFi diverso dal mio, potete provare a farlo funzionare, ma dovete tenere a disposizione una memoria USB con dentro il firmware distribuito da Intel. Debian è graniticamente contro il software proprietario e non distribuisce nel CD 1 tali componenti binari. Andate qui per scaricare i file,
http://www.intellinuxwireless.org/?n=downloads
scompattateli e copiateli nella memoria USB. Debian li troverà da sola al momento giusto. A tutti coloro che vogliono evitare i problemi correlati al WiFi, consiglio l'uso di un cavo ethernet da attaccare al vostro modem direttamente. Se avete un modem ADSL senza porte ethernet, vi dovete arrangiare. Il wireless lo faremo funzionare più avanti.
Procedete con il partizionamento manuale se non l'avete già fatto e quindi designate i target per l'installazione. A questo punto il sistema base dovrebbe essere pronto per essere copiato sull'hard disk. Fatelo.
Quando vi chiederà che bootloader installare nel sistema e dove scegliete GRUB e il MBR (cioè /dev/sda)

Riavvio e inizio dell'upgrade
Una volta installato il sistema Debian si riavvierà, vi chiederà altri parametri, password di root, il nome di un utente e così via. Una volta fatto tutto avrete un sistema essenziale Testing. È quasi ora di passare ad Unstable :-), ma prima di tutto dimostrate di essere dei pigri e abilitate l'autocompletion di bash per semplificarvi la vita. Editate il file /etc/bash.bashrc in modo che alla fine siano tolti i commenti (#) dalla parte dello script apposita. C'è scritto, leggete. Salvate e uscite. Scrivete bash invio in console, così l'autocompletion dovrebbe essere caricata. D'ora in poi premendo due volte il tasto TAB mentre digitate un comando in console, vi compariranno le possibili opzioni per completare il comando o il comando verrà autocompletato se vi è una sola opzione.

Da root editate il file /etc/apt/source.list e fate in modo che contenga queste linee:

#testing
deb http://mi.mirror.garr.it/mirrors/debian/ testing main contrib non-free

#unstable
deb http://mi.mirror.garr.it/mirrors/debian/ unstable main contrib non-free

#experimental
deb http://ftp.it.debian.org/debian/ experimental main contrib non-free

#multimedia packages
deb http://mi.mirror.garr.it/mirrors/debian-multimedia unstable main

Salvate e chiudete il file

Aprite il file apt.conf (se non c'è createlo)
e scrivete:
APT::Default-Release "unstable";

Salvate e chiudete.
A questo punto dovete essere certi di avere la connessione funzionante con cavo ethernet e mandare questo comando da root:

apt-get update

il sistema scaricherà gli indici dei pacchetti in Testing e Unstable[6].
Una volta fatto scrivete:

apt-get dist-upgrade

Tra poco avrete una Debian Unstable. Fatto?! Avete spalmato il Vinavil sullo schermo? Bene, procedete con l'installazione di pacchetti più fondamentali.

Liberarsi dal login come root
In un sistema Linux la separazione tra account dell'amministratore e utenti normali è alla base di tanta sicurezza in più rispetto ai sistemi Windows (fino a ME per essere onesti). Quando si sta agendo pesantemente sul sistema, loggarsi come root e digitare la password può essere una noia e un rischio di fare qualche casino. Ubuntu ha risolto il problema con l'ampio uso di sudo. Perché non avere un comportamento analogo in Debian? Allora editate con visudo il file /etc/sudoers.

# Uncomment to allow members of group sudo to not need a password
%sudo ALL=NOPASSWD: ALL

Mi sembra chiaro: da questo momento tutti gli appartenenti al gruppo sudo potranno installare software e modificare i file in /etc/ semplicemente anteponendo sudo al comando privilegiato. Potete iniziare fin da ora.

Installare un kernel recente
È ora di installare un kernel che sia recente con i suoi headers:

apt-get install linux-image-2.6.XX-X-amd64 linux-headers-2.6.XX-X-amd64

dove XX sono numeri che potrete vedere listati se premete TAB due volte. Installate gli headers dello stesso kernel che avete scelto. Controllate che il bootloader (GRUB se mi avete dato retta) abbia aggiunto le voci corrispondenti al kernel installato al proprio menu di avvio (/boot/grub/menu.lst). Se volete potete riavviare il PC con il nuovo kernel[7].

Driver video NVIDIA
Per compilare i driver non inclusi nel kernel alla Debian "way of life", installate module-assistant.

apt-get install module-assistant

Installate e compilate i driver video NVIDIA per il vostro kernel

apt-get -t experimental install nvidia-kernel-source (installerà una versione recente dei driver NVIDIA che supporti le schede della serie 8 e 9 es.: Geforce 8600 GS)

dopo di che

m-a a-i nvidia -l 2.6.XX-X-adm64

dove XX sono gli stessi numeri che compaiono nel vostro kernel.
A questo punto è possibile installare anche gli altri componenti per avere l'accelerazione 3D.

apt-get -t experimental install nvidia-kernel-common nvidia-glx nvidia-settings nvidia-glx-ia32 (per i giochi 3D a 32 bit tipo Quake)

Ambiente desktop GNOME o KDE
Personalmente preferisco KDE e grazie al CD di installazione dovreste avere almeno GNOME. Se così non fosse, siete senza interfaccia grafica ed è ora di rimediare:

apt-get install kde kdm

oppure

apt-get install gnome gdm

Installate almeno un gestore di login: kdm o gdm.
Se sapete quello che fate e non volete tutto KDE o tutto GNOME, potete scegliere anche i singoli metapacchetti tipo kde-multimedia, kde-graphics, gnome-desktop-environment. Fatti vostri.

Configurazione di X
Aprite il file /etc/X11/xorg.conf ed editate la sezione device in modo che alla voce Driver ci sia scritto nvidia.
Questo è la sezione corrispondente del mio file. Alcune opzioni sono avanzate, quindi non usatele ciecamente.

Section "Device"
Identifier "nVidia Corporation GeForce 8600M GS"
Driver "nvidia"
Option "DynamicTwinView" "0"
Option "AddARGBVisuals" "True"
Option "AddARGBGLXVisuals" "True"
Option "PixmapCacheSize" "1000000"
Option "Coolbits" "False"
Option "BackingStore" "True"
Option "OnDemandVBlankInterrupts" "True"
EndSection

Riavviate il sistema e dovreste avere un login grafico preceduto dal logo Nvidia. Ah, è il caso di notare che l'opzione "Coolbits" è impostata su False. Questa opzione, quando è impostata su True consente l'overclocking della scheda. Ora, se non siete deficienti, voi non overclockerete mai e poi mai una scheda che è nata male e può rovinarsi se si surriscalda. Leggete qui per maggiori dettagli. Io vi ho avvisato.

WiFi e networkmanager
È giunto il momento di tagliare il cordone ombelicale con il modem ADSL. Installate il firmware per la vostra scheda wireless e network-manager.

apt-get install firmware-iwlwifi

Se l'installazione è andata a buon fine scrivendo in console:

ifconfig wlan0 up

Dovrebbe accendersi il beneamato LED arancione sul bottone WiFi. Eventualmente provate a pigiarlo.
A questo punto è il momento di usare un programma che ci semplifichi la vita al momento della connesione.

apt-get -t experimental install network-manager network-manager-kde network-manager-gnome

Network manager 0.7 va decisamente meglio della versione precedente, per questo la preferisco anche se si trova in experimental. Configurate la rete usando knetworkmanager o nm-applet. Impostate i paramentri per la connessione, eventuale criptazione (WEP, WAP) tramite l'interfaccia grafica. Dovrebbe essere semplice.
Un tool alternativo a network-manager è wicd, ma non ho avuto un'esperienza piacevole con esso: la scheda rimaneva disattivata. Nel caso siate interessati ad usare sempre il WiFi potete imporre che la scheda sia attiva di default. Allo scopo create il file /etc/modprobe.d/iwl3945 e scrivete la seguente linea all'interno:

options iwl3945 disable=0


Risoluzione dei problemi con il WiFi:

Il led non si accende
Capita che il LED non si accenda nemmeno pigiando il tasto e questo indica che la scheda è spenta. A quanto pare il problema è di come il bottone si interfaccia alla scheda WiFi. Il bottone viene interpretato in Linux come un bottone hardware cioè in grado di spegnere e accendere la scheda direttamente, mentre potrebbe essere un bottone software, cioè un tasto in grado solo di comunicare con un programma che manda segnali al driver di spegnersi e accendersi. Quando succede che il LED rimane spento, bisogna utilizzare uno di questi "work-around":
  1. Spingere il tasto WiFi una volta sola.
    Andare quindi con il cursore sopra l'icona di knetworkmanager nella systray e cliccare con il tasto destro. Scegliere
    Deactivate Connection -> Disable Wireless.
    Ripetere l'operazione con il tasto destro su knetworkmanager e scegliere
    Deactivate Connection -> Enable Wireless
  2. Rimuovere il modulo iwl3945 e ricaricarlo. Da root digitate:
    modprobe -r iwl3945 e modprobe iwl3945
  3. Stoppare network-manager /etc/init.d/network-manager stop
    Rimuovere il modulo iwl3945 e ricaricarlo.
    Mandare il comando ifconfig wlan0 up.
    Riattivare network-manager /etc/init.d/network-manager start
Non vede l'access point
Se lanciate il comando:

iwlist wlan0 scan

La scheda vi dovrebbe rispondere con la lista degli access point disponibili. Se invece vi rimanda una risposta così:

wlan0 No scan results

forse il vostro access point è settato su canali oltre il decimo (10) mentre la vostra scheda considera proibiti quei canali. Questo dipende dalla legislazione dei vari Paesi riguardo l'uso delle frequenze radio. Per risolvere, create un file in /etc/modprobe.d/cfg80211 che contenga la seguente linea:

options cfg80211 ieee80211_regdom=EU

Riavviate il PC e verificate che ora tutto funzioni.

Web Camera
Il driver è già incluso nei kernel più recenti. Installate cheese.

apt-get install cheese

Lanciate cheese e se tutto va bene dovrebbe accendesi il LED verde accanto alla telecamera. La vostra brutta faccia dovrebbe essere attualmente sullo schermo.

Bluetooth integrato

Ehehehe. Il mio modello ha solo il tasto ma non la mini scheda BT interna... vogliono più di 100€ per il pezzo. Sono pazzi! Ho comprato un mini-dongle BT USB della Trust, spesa sotto i 10€ e ha funzionato da subito. Per accedere ai dispositivi BT e loro servizi installate i pacchetti kdebluetooth e/o gnome-bluetooth il resto dovrebbe essere automaticamente installato come dipendenza. Nel caso aveste il BT integrato, il kernel dovrebbe già avere i moduli caricati in automatico, vi resta solo da installare le suddette applicazioni.


[1] Se mi pagate ci potrei pure ripensare.
[2] È possibile con un po' di pazienza installare Skype su amd64, ma altre applicazioni danno dei problemi maggiori, per esempio i codec per alcuni formati multimediali.
[3]Ho messo le mani su un bel laptop Asus con ben 4GB di memoria RAM. Peccato che il BIOS dovesse essere aggiornato per vedere il quarto GB e che comunque non ci fosse verso con Windows Vista a 32bit di fargli vedere tutta la memoria RAM. Linux non ha questi problemi nemmeno nella versione x86, sebbene la mappatura della memoria oltre i 3GB appesantisca un po' il sistema.

[4] La mia logica è che l'attuale release stabile (Etch) non contiene un kernel che possa far funzionare appropriatamente tutto l'HW del mio laptop a partire dal controller SATA fino al WiFi. Lenny, attuale Testing, uscirà tra poco, forse a Marzo prossimo (sempre se ai piani alti di Debian daranno l'ok). Se volete aspettare l'uscita ufficiale di Lenny, accomodatevi. Devo aggiungere che il software disponibile in Testing è molto più simile a quello in Unstable: ciò comporterà meno necessità di riconfigurare il tutto e meno pacchetti da scaricare per l'upgrade.
[5] Se formattate ext3 ci sono dei driver per Windows per consentirgli la lettura e la scrittura su questo tipo di filesystem.
[6] Avere i pacchetti di Testing a disposiozione serve a sostituire quei componenti di Unstable che si scoprono troppo buggati.
[7] Dal kernel 2.6.26 quasi tutto l'hardware dell'Acer Aspire 5920G è supportato senza bisogno di ricompilazione di moduli esterni, per questo il mio consiglio è di installare un kernel recente.

giovedì 15 gennaio 2009

Telegiornali e Te-legionari

Durante l'ora di pranzo, la visione di un telegiornale è d'obbligo. Lo scopo non è ovviamente di tenermi informato, ma di far star zitti gli altri commensali. Oggi è toccato al TG5, l'altra "stella" dell'informazione televisiva Italiana. Dopo i vari servizi di cronaca nera, cronaca nera e cronaca nera, è stato il momento "cheer leader" per l'economia. Il servizio era intitolato:"Il 25% delle aziende ha scelto di aumentare la pubblicità". Ohibo', mi sono detto, aumentano gli investimenti in pubblicità nonostante la crisi? Ma ecco che parte il servizio con un'intervista a Lorenzo Sassoli De Bianchi, Presidente dell'U.P.A. (Utenti Pubblicità Associati). L'intervistatrice subito imbecca il Presidente con un: è vero che il 25% delle aziende ha scelto di aumentare la spesa in pubblicità? Lorenzo Sassoli, dapprima apprezza l'imbeccata, poi non tace gli altri dati da cui risulta che il 40% delle aziende ha deciso di diminuire gli investimenti nel settore. Quindi la notizia è che l'investimento nei prossimi mesi sarà nettamente inferiore agli anni passati. Potere del montaggio della notizia, sembrava quasi il contrario. Ma chissà perché, Mediaset ha interesse a spingere gli investimenti in pubblicità...

Guerra di parole

Essere politicamente scorretto è un titolo di merito in una società che celebra la correttezza come piattezza e omogeneizzazione delle opinioni (pure dello stile che si usa per esprimerle). Benedico i commenti rudi e arguti che possono urtare la mia sensibilità e indurmi a riflettere se ciò che ritengo assodato è davvero solido e a vederlo sotto un altro punto di vista. Io stesso penso di non essere molto politicamente corretto né nelle idee, né nei modi. Un noto blogger, Uriel, è specialista di questo stile al vetriolo e siccome la pensa molto diversamente da me sul 90% delle cose, nel leggerlo le occasioni per le autocritiche non mancano. Ultimamente, stante le condizioni internazionali con un nuovo picco di violenze in Medio Oriente che ce ne hanno ricordato l'esistenza, dopo l'assuefazione alla conta dei morti e degli attentati in Iraq, il suddetto blogger si è prodigato di commenti al riguardo. L'ultima novità, molto anni '80 (forse 180 d.C.) in fatto dei suoi commenti arguti si può riassumere in: il più forte vince. Ora tutti sanno chi è il più forte tra i Palestinesi e gli Israeliani e cosa succede a portare lo scontro sul piano delle armi. La conclusione è ovvia. È fuori di discussione che i filopalestinesi e forse i palestinesi stessi spesso sono vittime della mentalità del “vince chi ha ragione”, mentre è chiaro che in guerra vince il più forte. Da cui ne discendono aspre critiche (per usare un eufemismo) equamente ripartite tra Palestinesi e chi li sostiene. Invece no, caro blogger. L'obiettivo della guerra non è fare più morti ammazzati nel campo avversario, ma farne il più possibile fin quando il nemico non si arrende e ci concede quello che “gentilmente” gli era stato chiesto prima di entrare in guerra. Anche qui non dico nulla di nuovo, ma è più avanzato del pensiero precedente che vede nell'uso spropositato della forza da una parte e nella resa incondizionata dall'altra l'unica strada possibile. In certi casi basta resistere per vincere (questa non l'ho detta io, ma un generale israeliano) e chi ha ragione, fosse anche solo una convinzione nella sua testa, ha grande motivazione a resistere. Certo resistere sotto le bombe non è facile ed il supporto che la “comunità” dei filopalestinesi può effettivamente dare alla causa della liberazione della Palestina è nullo. Essere filopalestinesi negli ambienti di certa sinistra e anche di certa destra è elitario, una posa da intellettuale, tutti gli altri in generale tifano Israele, ma non si tratta di un contributo significativo né in termini economici, né in termini di lotta armata (figurarsi!), né nei termini che i filopalestinesi almeno si prefiggono, cioè di propaganda in Occidente. Purtroppo, basta vedere la sproporzione di mezzi di chi fa propaganda per Israele per capire che lì davvero non c'è battaglia. Tutti questi svantaggi e pseudo aiuti morali non cambiano lo stato di cose per i Palestinesi che sono abituati a vedersela da soli già da molto tempo. Del resto se non ti caghi in mano quando affronti un Merkava con pietre e armi da fuoco leggere, c'è poco che possa realmente spaventarti. Riconosco che resistere in guerra, di per sé non ha senso. Duemila anni fa, le truppe nemiche avrebbero imposto un ultimatum agli assediati e al rifiuto sarebbero entrate nella città dei resistenti avrebbero trucidato gli uomini, stuprato le donne, preso tutto ciò che era di valore e dato fuoco al resto. Così la città successiva sarebbe stata più malleabile. In quest'ottica Uriel avrebbe pienamente ragione: tutti coloro che incitano alla resistenza, da magari una comoda poltrona, stanno mandando al macello più persone [1].

Il bello è che non siamo in quell'epoca. Non siamo nemmeno nell'epoca ideale dove questi conflitti non sarebbero nemmeno nati, rimane il fatto che pure un esercito che gode dell'appoggio della stampa e delle televisioni del mondo Occidentale come l'IDF non può fare come gli pare. Ha calcato troppo la mano e la conta e la specie dei morti incominciano a causare i primi sgretolamenti nei simpatizzanti, quindi forse l'offensiva rallenterà un po'. Giusto per non svegliare troppo presto la sonnacchiosa ONU. Con questo non voglio dire che i Palestinesi vinceranno sicuramente, ma che non si possono dipingere come degli idioti che non sanno fare i propri conti, soprattutto sapendo che la posta in gioco è la loro pelle. Al contrario dimostrano di conoscere l'ambiente nel quale devono muoversi a livello diplomatico, internazionale, culturale e militare. Una resistenza di quel tipo non sarebbe concepibile se i media, anche i più plagiati dalla causa Israeliana, non riportassero gli episodi peggiori della guerra e dell'occupazione dando una cattiva immagine di Israele. Che questo risvegli qualche coscienza qui in Occidente è opinabile, ma non è detto che sia importante. Noi abbiamo una mentalità “occidentalocentrica” che ci fa credere che tutto ciò che è importante deve accadere qui. Purtroppo la maggior parte della popolazione mondiale non la pensa così e credo che pure il baricentro geopolitico del mondo si stia spostando, il che renderà ininfluente la nostra alta opinione di noi stessi. Fatto sta che il consenso pubblico in Occidente ancora conta qualcosa e nel resto del mondo, quello arabo in primis, hanno una visione ben diversa di ciò che sta accadendo a Gaza. Messa in questi termini la scelta di Hamas sembra meno imbecille e questa è chiaramente una dimostrazione di consapevolezza nella dirigenza Palestinese del contesto internazionale e di come una guerra asimmetrica va condotta. Che le cose stiano andando anche per questo verso ne è una dimostrazione la svolta presa nei commenti nei media mainstream, in cui tra i famosi miliziani di Hamas [2] regolarmente accoppati hanno incominciato a fare capolino le vittime innocenti per eccellenza: donne e bambini. Non intendo dire che questa è una strategia precisa di Hamas: lasciare che ammazzino dei bimbi per attrarre l'attenzione e fermare l'attacco, ma in una zona densamente popolata come Gaza la cosa ricade nel semplice orizzonte degli eventi. Semmai è un errore d'Israele credere di poter rimanere impuniti del tutto commettendo simili bestialità. A conti fatti, Hamas ha compiuto l'unica azione logica per quanto dolorosa. Primo chiariamo che Hamas non ha rotto la tregua, ha semplicemente trovato inutile reiterarla e quindi l'ha lasciata scadere. Il motivo è lapalissiano: nessuna delle sue controparti ha rispettato la tregua togliendo l'embargo a Gaza, che dura da due anni, e piantandola di condurre omicidi mirati (sappiamo bene quanto), il tutto mentre il lancio dei razzi Qassam da parte di Hamas è stato effettivamente azzerato nei sei mesi passati (vedere il grafico da fonte della difesa israeliana).
Se l'interlocutore è inaffidabile è inutile parlarci, anzi si rischia pure di far credere in giro per il mondo che si tratti di qualcuno con cui si può trattare. Ora almeno ha gettato la maschera. Inoltre va stabilito qual è l'obiettivo che Israele vuole perseguire anche militarmente. Molti credono, sempre per il giochetto dei tavoli di pace che non concludono mai niente, che Israele voglia appunto la Pace. Bisogna essere dei fessi per non capire, carta geografica alla mano, che Israele vuole i territori, tutti i territori, per sé e i Palestinesi fuori dai cosiddetti. Mi si può spiegare che ragionevole alternativa ci sia da apporre ad un piano politico del genere? Secondo quel blogger la tregua andava rinnovata, ma questo non avrebbe fermato l'attacco d'Israele che era già in preparazione da 6 mesi per la semplice ragione che un qualche casus belli, in una situazione tesa come quella in M.O ci scappa sempre e che lo scopo dell'attacco non è ammorbidire Hamas, ma nella più felice delle ipotesi, sfollare delle proprie abitazioni 1,5 milioni di persone. L'attacco era inevitabile, ergo era meglio cercare di organizzare una risposta per quanto flebile e rozza[3].

Le cose non stanno ovviamente volgendo per il meglio per i Palestinesi se si contano i morti, ma questo è un giudizio sin troppo facile sul breve termine e sin troppo miope sul lungo[4]. Come si evolverà il contesto internazionale è una variabile che nessuno conosce bene . È possibile che l'America, gran patrono di Israele, abbia tutte altre faccende di cui occuparsi per i prossimi 5 anni per uscire da una crisi che si profila nera, non solo in termini economici, ma anche in termini egemonici. Nel contempo altre potenze, con tutt'altre ambizioni e priorità che mantenere il M.O. all'attuale livello d'instabilità, potrebbero prendere il predominio. I Palestinesi, che sin dalla dissoluzione dell'Impero Ottomano cioè da quando si gioca al Grande Gioco, soffrono per le doppiezze e la cialtroneria Occidentale, hanno scelto di resistere. Nel loro piccolo, resistono. E non posso che avere rispetto per gente del genere.




[1] Questo non è un dato di fatto inoppugnabile, visto che si tratta di una proiezione e nessuno davvero sa quante vite costerà l'una o l'altra scelta soprattutto sul lungo termine.

[2] Basta essere un Palestinese maschio sopra i 16 anni per ricadere in questa categoria.

[3] Un'altra possibile ragione dell'offensiva potrebbe essere quella di colpire Hamas che è anche un'emanazione dell'Iran, in vista del famigerato attacco aereo da portare alle istallazioni nucleari. In questo caso l'operazione è volta a far fuori un nemico territorialmente interno, ma se fosse così ha ancora meno senso parlare di “rinnovo della tregua”!

[4] Per questo sarebbe meglio astenersi dal sarcasmo e dal cinismo troppo facili.