venerdì 16 ottobre 2009

Leggi a quattro zampe

È notizia di qualche giorno fa che verranno inasprite le pene per chi taglia non a scopo terapeutico le orecchie e la coda di cani, gatti e compagnia quadrupede. A causa di ciò, i dobermann incuteranno meno paura con quelle lunghe orecchie pendenti ai lati della testa e verranno sbeffeggiati dagli altri cani, ma azzanneranno con più forza per la gratitudine verso l'umano padrone. Il bel principio di non infliggere inutile dolore agli animali ha finalmente una totale applicazione. Quasi. A tutto l'insieme di cose che non si possono asportare a fini estetici, un'eccezione è stata fatta e che eccezione: palline e ovaie potranno essere rimosse per la sterilizzazione. Mi pare un principio di una limpidezza tale, trasudante così tanto umanesimo, che la prossima volta che l'Anonima Sarda S.p.a deciderà di rapire qualcuno potrebbe trarne spunto: anziché spedire un pezzo di orecchio per certificare ai familiari il possesso e la buona salute del rapito, potrebbe spedire un coglione. Occhio a non pagare che tra poco vi torna a casa un Farinelli! Cosa non si fa per mostrare che si ha ancora un cuore nonostante le circostanze.
Frattanto, una crisi di identità ha colpito gli animali da allevamento intensivo che si chiedono nel poco tempo tra una mungitura e l'altra, un uovo e l'altro, e prima dell'inevitabile mattatoio, se gli uomini si siano scordati di loro o non li considerino animali. Forse sono delle cose. In teoria potremmo farglielo capire: abbiamo insegnato ai pappagalli ad esprimersi e ai gorilla il linguaggio simbolico, tuttavia credo che spiegare loro l'ipocrisia sia davvero l'impresa impossibile.

P.S.: non sono un animalista e mangio regolarmente carne, solo non divido gli animali in quelli che mi fanno pena e quelli che sono buoni da mangiare.

mercoledì 9 settembre 2009

Diesel 9/11

Presto inizierò ad usare tanto gasolio: il lavoro me lo chiede. Sarò uno di quelli che corrono in lungo e in largo per la regione a "informare scientificamente" i medici di quello che dovrebbero prescrivere ai propri pazienti. Lo so, non è il massimo per quello che ho studiato, ma rimane infinitamente meglio di ciò che ho fatto finora, perfino della ricerca a conti fatti. Pensavo al gasolio e al prezzo che ha, che aveva e che tornerà ad avere. Un pensiero venale, ma che mi ha portato a scrivere ancora alcune considerazioni. I quasi 150$ al barile cui veniva venduto il petrolio l'anno scorso torneranno quanto è vero che la domanda si sta allargando più di quanto possa fare l'offerta. La memoria e la mente sono andate a tante cose. La prima di tutte queste cose è la guerra. Dopo 8 anni, deve ancora finire e non ha ottenuto alcuno degli obiettivi che si era prefissata. Almeno non uno degli obiettivi confessabili, di quelli che si possono vendere alle masse e ottenere un sì per mandare i giovani ad ammazzare e a morire. La storia della guerra al terrorismo, delle armi di Saddam e tutte le balle che ci sono state raccontate dall'11/settembre compreso[1], sono balle che ci hanno fatto profondamente male. Che senso ha per una nazione, per l'occidente in generale, crescere in senso tecnologico e scientifico, costruire una società organizzata nella quale è necessario che ci sia più scolarizzazione, più sapere, più scienza, più democrazia, più meritocrazia e dove lo spostamento verticale tra le classi sociali è più facile e poi buttare nel cesso questo capitale? È ciò che è accaduto perché per farci digerire una guerra infinita al terrorismo, la riduzione delle nostre libertà, e una psicosi collettiva, ci hanno dovuto rendere stupidi e ciechi: l'uno è la premessa e la continuazione dell'altro. Costruire favole nere attorno a dittatori tutto sommato insignificanti, potenziare l'immagine di un'organizzazione terroristica che forse è a malapena riuscita in meno di un decimo di quello che gli viene attribuito[2], chiamare la guerra "operazione di pace" e "vittime collaterali" la quotidiana uccisione di civili, descrivere Saakasvili che "rubava" la bandiera dell'EU mentre attaccava l'Abkazia e l'Ossezia come la vittima e non come l'aggressore, tutto questo è stato fatto a noi da noi stessi. Quando la gente viene a patti con delle profonde contraddizioni logiche, perché cerca una risposta qualunque essa sia, il risultato è di devastare secoli di lavoro per diffondere il razionalismo. Una panzana come la "temibile" influenza del virus H1N1 non sarebbe passata attraverso organi di informazione degni di questo nome e una popolazione vigile. Avremmo dei veri anticorpi contro operazioni di terrorismo a fini commerciali e in generale contro le puttanate con cui ci riempiono la testa. Ecco, noi siamo artefici del nostro declino perché abbiamo gettato ciò che avevamo di più caro.
Io credo di sapere quando è successo tutto questo: quando abbiamo subordinato la scienza agli interessi militari e industriali. I buoi sono stati messi dietro al carro, oltretutto al carro sbagliato. La scienza con i suoi prodotti tecnologici ha interessato l'industria bellica e civile fin dall'inizio, tuttavia queste hanno preteso di mettersi alla sua testa e ci sono riuscite. Ne hanno direzionato lo sviluppo, indirizzato gli scopi, deciso con quale velocità andare. Nella fase iniziale ciò non è stato totalmente deleterio: alcuni benefici si facevano comunque strada perché in un contesto totalmente depresso non si può che migliorare. Mentre nel mondo occidentale si diffondeva la scienza, a pari modo iniziava una critica dei sistemi di gestione del potere fino a quel momento adottati e si è arrivati a capire che in una civiltà in costante progresso (scientifico) non c'era spazio né per gli ignoranti né per sistemi oppressivi che si poggiano su di essi. Non si può avere una popolazione altamente istruita, cioè in possesso di informazioni avanzate valide e delle relative capacità critiche, un sistema che tenda complessivamente all'efficienza e alla meritocrazia, insieme ad una dittatura. Siamo all'ossimoro. In questo senso, credo che la diffusione della scienza abbia fatto più di quanto si immagini per la costruzione delle nostre istituzioni democratiche moderne e farà molto di più in futuro se non glielo impediremo. Si sostiene comunemente che la scienza sia neutra, ma si provi ad immaginare se da domani potessimo trarre energia davvero dalla fusione nucleare, cambierebbe qualcosa? Cambierebbe tutto! Regioni della Terra che oggi hanno un'importanza cruciale cadrebbero nuovamente nell'oblio, ma paradossalmente starebbero addirittura meglio. Sparirebbe un'intera economia costruita sull'approvvigionamento e il controllo dei combustibili fossili, controllo che prevede anche l'uso della forza. Il mondo sarebbe totalmente diverso.[3] Per questa ragione la scienza è in grado di creare ricchezza laddove apparentemente non ce n'è, di svegliarci dalle nostre illusioni e renderci più padroni delle nostre vite, di rendere obsoleto di punto in bianco un intero apparato tecnologico e di mandare in pensione i sistemi dirigenziali che hanno fatto della gestione di un determinato problema la propria greppia. Ma anche senza scoperte così cruciali, la diffusione di sapere scientifico e tecnico cambia il modo di ragionare delle persone e di approcciare i problemi. Il progresso scientifico è stato posto ingiustamente al di sotto degli interessi dell'industria civile e bellica. La politica fedelmente segue gli interessi di questi due. Un partito davvero moderno lo si potrebbe distinguere per il peso relativo dato alla ricerca, all'istruzione e all'innovazione. Io voterei senza pensarci due volte un partito che mi offrisse una vita più lunga con più tempo libero, meno angariata dalle fatiche, dalle malattie, dalle carestie, dalle guerre e volta a scoprire il mondo che ci circonda fino ai confini della galassia. Questo partito non dovrebbe fare altro che chiedere una scienza libera e non subordinata agli interessi economici che dosano il progresso secondo la convenienza. Questo sì che rivoluzionerebbe il pianeta e toglierebbe il potere economico da chi ha iniziato "giochini" a somma negativa, in cui però pochi guadagnano dalle molte disgrazie altrui.
Questo sistema ha raggiunto il suo limite: o lo abbandoniamo per quello nuovo che porta in seno, o ci scontreremo con quelli che lo stanno adottando ed hanno dalla loro una forza bruta e numeri superiori, nonché la "fame" che li spinge. Non è escluso che capiscano prima di noi dove sta il vero cambiamento.
Sarà dura, ma ogni grande crisi sistemica nella storia ha visto l'opposizione del vecchio sistema all'emergere della nuova forza, questa forza ora è la scienza con un nuovo razionalismo. L'opposizione, diventata più forte negli ultimi 10 anni, si è realizzata attraverso la regressione culturale e civile, agitando fantasmi ovunque per terrorizzarci e distruggere i controlli razionali, più il solito contorno di guerre: la dimostrazione che pur di non cambiare, si è disposti a danneggiarci tutti. Vale sempre ciò che disse il Satana di Milton riguardo al regnare all'Inferno. Dobbiamo abbandonare il vecchio sistema che non possiamo più mantenere, e ci trascina verso una sconfitta totale. Abbiamo avuto la dabbenaggine di rilanciarlo nuovamente 8 anni fa Ora, passata la penosa e criminale era dei neocon, rimasti però il revanscismo religioso e della "tradizione culturale", dovremmo avere il coraggio di finirlo, ammettere l'errore e cambiare strada prima che il conto diventi molto salato.

[1] Non ho intenzione di affrontare le questioni banalmente liquidate come "complottiste" su questo blog né ora né mai per mia precisa scelta. Se tuttavia credete che tre edifici (WTC1, WTC2, WTC7) , di cui solo due colpiti da aerei, possano cadere nello stesso giorno allo stesso modo sulla verticale dopo che c'è stata una esercitazione (Vigilant Guardian), che ha mandato in tilt i controlli radar e le difese aeree perché, guarda caso, simulava un attacco terroristico con aerei dirottati, allora i complottisti siete voi. Complottisti della fisica.
[2] Fino al punto da rendere necessario truccare un cretino da Bin Laden per sostenere la parte del fanatico che diffonde messaggi audiovisivi improbabili, con risultati davvero ridicoli.
[3] Il bello è che anche se la fusione nucleare e ben al di là da venire, altri sistemi dal costoso Rubbiatron, al solare termodinamico, dagli economici pannelli solari all'eolico sono già qui, ma manca sempre la volontà. Forse ora che la presa sul resto del mondo ci sfugge, inizieremo ad usarli per evitare il tracollo, sempre e comunque oltre il tempo massimo.

sabato 29 agosto 2009

Avanti tutta, anzi no!

Ho appena scritto nell'ultimo post una guida a come installare software a 32bit su Debian/Sid per amd64 con ia32-apt-get, decantandone le lodi che devo subito fare una bella marcia indietro[1].
Per quanto Debian sia considerata la distribuzione adatta ai sub-genius, io sono solo un utente che si sfascia la testa a capire ogni volta come configurare le cose e per questo leggo qui-e-là , uso google a manetta nella speranza di trovare qualcosa di pronto e, solo come ultima risorsa che in realtà dovrebbe essere la prima, leggo il fottuto manuale. I manuali sono delle palle mostruose. Quando scrissi "Debian multiarchitettura amd64 e ia32" avevo fatto tutto questo ed anche di più: ero andato sulla mailing list debian-dev a spulciarmi i messaggi in cui si faceva l'annuncio di ia32-apt-get, ragioni per cui era migliore del sistema precedente e contorno di applausi dagli altri sviluppatori. La nuova via sembrava tracciata, senonché trascorre un mese e alcuni upgrade incominciavano ad essere bloccati e forzarli comportava di nuovo la rimozione di tutte le componenti a 32bit. Mmmm, dove avevo già visto questo film? Nello scorso post! Ma alla fine non avevo risolto tutto con tanto di guida per tutti? Nel frattempo discuto con uno sviluppatore Debian tramite e-mail, faccio la mia solita figurina di ignorante che non sa gli ultimi eventi, e mi viene detto che ia32-apt-get è stato abbandonato perché le masse non l'hanno accolto. Mumble, da quando in Debian si preoccupano delle cosiddette "masse"? Non erano quelli che "la distribuzione esce quando è pronta" e magari passavano 5 anni per una nuova release nonostante le sollevazioni popolari e la gente che abbracciava SuSE e RedHat? Un miglioramento apprezzabile, per carità, ma sicuramente lo sviluppatore cercava di essere molto educato nel dirmi il perché si era deciso di abbandonare ia32-apt-get. Torno ancora su debian-dev per vedere con i miei occhi questa decisione e scopro che la verità è un'altra: ci sono state forti polemiche contro il nuovo sistema.
La gente è portata ad immaginarsi il mondo del software libero come ad un grande movimento di amore per l'umanità post-hippie, ma in realtà si scannano di continuo. Celebri litigate come la volta che Erich Raimond minacciò di praticare il karate su Linus Torvalds e Linus rispondeva che delle arti marziali si occupava sua moglie (campionessa olimpica di Judo), non capitano tanto spesso, tuttavia sotto l'orizzonte del mediaticamente appetibile i litigi sono pane quotidiano. Primo, gli informatici sono gente abituata a pensare in maniera logica quindi se esistono due soluzioni per un problema, una è quella giusta, l'altra è una cagata[2]. Secondo, la maggior parte di loro ha scarsa dimestichezza con la diplomazia, anzi in parecchi pensano che infilare un tot di arguzia nel discorso serve a far ridere la platea e a dimostrare che l'altro è un demente che blatera. Mescolate questi due ingredienti e avrete un'idea del livello di cattiveria che le discussioni possono raggiungere.
Con ia32-apt-get le cose si sono svolte in due tempi, dapprima c'è stato il supporto degli entusiasti per tutti i motivi riportati da me nel precedente post, poi sono arrivati i critici e gli scettici. Sono stati astuti perché hanno portato l'attacco quando lo slancio iniziale era scemato, sono stati proprio stronzi[3] perché hanno scompaginato le cose a metà progetto. Alcuni di questi hanno addotto che il sistema presenta rischi per la sicurezza e che delle semidivinità chiamati ftpmaster[4] avrebbero bloccato il progetto per tale motivo[5]. Altri che il progetto si poteva fare meglio per esempio rendendo facile la creazione di un ambiente chroot per gli utenti. Il tutto è riassunto in questo thread, partito proprio per iniziativa di un ftp-master per ridiscutere il tutto. Nella mia testa leggevo e pensavo: ma gli ftpmaster, questi esseri supremi che hanno potere di veto su tutto in Debian, non potevano dire la loro prima che il progetto ia32-libs-tools partisse? E questi altri con le idee migliori non potevano sviluppare la loro magnifica idea anziché distruggerne una? Un'idea che non mi pare affatto magnifica perché una volta lessi come si costruisce un ambiente chroot e mi sembrò la descrizione dell'inferno, tanto che preferii fare a meno di certe funzioni piuttosto che impelagarmi in quella faccenda.
La morale è che dei teppisti dialettici possono fare abbastanza casino da far abortire un progetto che avrà avuto dei difetti, ma non era nemmeno uscito dal bozzolo. Il tutto per tornare al vecchio sistema considerato universalmente dispendioso, orribile, stupido, ecc. Ora, tutti coloro tipo me che sono saltati sul nuovo sistema devono fare marcia indietro, installare ia32-libs e ia32-libs-gtk e reinstallare skype, wine e compagnia. L'operazione di per sé non è traumatica: è quello che si è fatto fin dall'alba di Debian amd64; ma quello che davvero mi fa girare i cosiddetti è che la famosa considerazione per gli utenti ha sempre un limite e quel limite a me pare sia l'ego smisurato di alcuni sviluppatori.

[1] Non tolgo il precedente post solo perché in questo mondo di matti, potrebbe benissimo tornare utile di nuovo.
[2] I problemi nascono quando per esempio una soluzione sul breve termine è ottima, mentre un'altra lo è sul lungo, a questo punto solo le proprie convinzioni nell'una o nell'altra sono i veri motivi dello scontro. Ah, poi c'è qualcuno che anziché
solo pensare le cose, le realizza pure.
[3] C'è sempre qualcuno che agli argomenti preferisce i mezzucci o che non disdegna di usarli anche quando ha buone idee.
[4] Sono dei responsabili del progetto Debian che decidono cosa è buono è cosa no, il loro giudizio è insindacabile anche perché sono due e controllano i server Debian. Finora hanno agito a fin di bene, pare...

giovedì 30 luglio 2009

Debian multiarchitettura amd64 e ia32

Chi sta sul ramo Sid di Debian amd64 avrà notato che da un po' di giorni è "impossibile" aggiornare dei pacchetti di software per via di dipendenze non soddisfatte. Il tentativo di forzare le dipendenze con apt-get o aptitude quasi sicuramente si risolverà nella disinstallazione di wine, skype e le librerie di supporto ai programmi a 32bit. Cosa succede? All'interno dei processori a 64bit di AMD e Intel, praticamente tutti i moderni processori a singolo e doppio core, esiste un cosiddetto "compatibility mode" grazie al quale è possibile eseguire programmi a 32bit in un sistema operativo a 64bit, purché si abbiano le relative librerie. Fino ad ora, chi aveva installato una Debian amd64, cioé l'architettura che supporta sia i veri e propri AMD64 sia gli Intel Core 2 Duo, trovava all'interno dell'albero del filesystem la cartella /emul che contiene le librerie che fanno funzionare una manciata di programmi a 32bit. Nella mailing list degli sviluppatori Debian è stato deciso che è superfluo e difficoltoso mantenere delle librerie separate a 32bit per il funzionamento di questi programmi all'interno dell'architettura amd64, quando esiste un intera architettura a 32 bit dedicata che è disponibile da sempre per i processori i386. Questa decisione riguarda anche Ubuntu e un wiki che la spiega può essere letto qui. Le librerie che Debian ha deciso di abbandonare si chiamano ia32-libs e ia32-libs-gtk[¹]. Le ragioni principali di questa scelta sono che la loro compilazione e memorizzazione occupa CPU e spazio su disco dei server Debian e che è ormai un inferno mantenerle aggiornate. Questi pacchetti infatti sono in realtà una collezione di librerie a 32bit e quando cambia un singolo elemento bisogna rifare tutto da capo. Probabilmente questa soluzione che è ora alle corde è stata adottata a suo tempo perché si pensava che, prima o poi, tutto il software sarebbe stato portato a 64bit, consentendo di fare a meno di programmi non nativi e relative librerie. Purtroppo questa transizione completa non c'è stata e due programmi di largo uso quali skype e wine sono ancora lì. Che in tre anni non sia uscita una versione di skype, non dico a 64bit, ma che tenga il passo con le versioni per Windows è solo colpa della trascuratezza di skype. Dal canto suo wine replica le API di windows a 32bit e temo che non abbia senso portarlo a 64bit. Fin quando avremo bisogno di far girare programmi a32bit per Windows sul nostro sistema, ce lo terremo così.
Veniamo alla transizione. Una volta che in Debian si è stabilito che usare ia32-libs e ia32-libs-gtk era deprecato, come si poteva procedere? Come si poteva evitare che le librerie a 32bit e quelle a 64bit, così come i programmi, non si confondessero e sovrascrivessero tra loro? La risposta è stata ia32-apt-get. Con questo sistema voi installate una versione di apt-get che attinge direttamente dai pacchetti contenuti nell'architettura i386 e automaticamente li converte per amd64 separandoli nella directory /lib32 e /usr/lib32 anziché in /lib e /usr/lib come accadrebbe normalmente. Inoltre rimuove tutti i file che sono doppi delle rispettive versioni a 64bit come le pagine di man, README, note di rilascio e compagnia. È ora di mettere mano a questo sistema innovativo.
Innanzitutto si deve installare ia32-apt-get, questo porterà via le librerie attualmente deprecate e programmi associati. Va bene così, dopo si reinstallerà tutto. Vi sarà anche chiesto se volete limitare la presenza di pacchetti a 32bit alle sole librerie oppure estenderla a tutto. Nonostante il messaggio sia abbastanza allarmistico, chiederete tutto "All". Dopo configureremo il sistema in modo da evitare i pericoli segnalati da questo messaggio. Subito dopo, la lista /etc/apt/source.list sarà convertita per ia32-apt-get e la troveremo in /etc/ia32-apt/. Molto semplice. Procediamo come ci viene indicato dalla pagina di README.debian del pacchetto ia32-apt-get. Le fasi successive sono le seguenti:

  • modificare la lista dei repository Debian /etc/apt/source.list D'ora in avanti ogni voce all'interno del file viene trattata come valida per entrambe le architetture. ia32-apt-get scaricherà gli indici dei pacchetti sia da amd64 sia da i386. apt-get invece continuerà a comportarsi "normalmente" e scaricherà sempre da amd64. Se si vuole modificare il comportamento di ia32-apt-get, bisogna usare questa sintassi nelle voci di source.list:
    deb [arch=xxx] uri ecc...
    Per esempio: deb [arch=i386] http://ftp.it.debian.org/debian/ ecc..
  • Fare spazio nella memoria cache di apt. Probabilmente avrete degli errori come Dynamic MMap ran out of room. Editate il file /etc/apt/apt.conf in modo che contenga una linea cosi:
    APT::Cache-Limit "50000000"
    La misura del limite è in byte, quindi la mia corrisponde a circa 50MB. Dato che gli indici scaricati raddoppiano, è una quantità opportuna.
  • Convertire a "manina" la lista /etc/apt/source.list. Andate in /usr/share/ia32-apt-get/ e con sudo ./convert-all-sources.list riconvertite la lista dei repository Debian. Questo vi serve ogni volta che editate /etc/apt/source.list per sincronizzare la versione in /etc/ia32-apt/source.list
  • Stabilire la priorità dei pacchetti, il cosiddetto pinning, in modo da evitare che apt-get "preferisca" i pacchetti dell'architettura i386 e succeda quanto premesso dall'avvertimento. Editate quindi /etc/apt/preferences in modo che contenga queste righe:

    Package: *
    Pin: release a=unstable-i386
    Pin-Priority: 400

    Package: *
    Pin: release a=testing-i386
    Pin-Priority: 300

    Modificatele a secondo che preferiate testing ad unstable. Naturalmente la Pin-Priority deve essere molto più bassa di quella dei pacchetti provenienti dai repository che per voi hanno la precedenza. Nel mio caso, i pacchetti amd64 hanno di default una Pin-Priority superiore a 900.
Ora lanciate ia32-apt-get (sudo ia32-apt-get update) e vedrete che scarica gli indici dei pacchetti sia da amd64 sia da i386 e alla fine "fonde" questi indici. Se lo avete impostato bene, quando gli chiedete di installare un pacchetto, prima vede se è disponibile per amd64, se non c'è lo scarica da i386. Nel caso in cui presenti una indecisione si può specificare così:
sudo ia32-apt-get install ia32-nome_pacchetto [²]
Come suo solito ia32-apt-get risolverà automaticamente le dipendenze.
Facciamo due esempi pratici: skype e wine
Scaricate skype direttamente dal sito skype.com perché i repository attualmente consigliati nel README.Debian non sembrano funzionare. Spostatevi nella cartella dove si trova skype_qualcosa.deb e installatelo con:
sudo ia32-dpkg -i skype_qualcosa.deb.
Come si vede, esiste una versione di ia32 di dpkg che vi lascerà delle dipendenze irrisolte. Le metterete a posto con:
sudo ia32-apt-get -f install
Installate wine, provate con:
sudo ia32-apt-get install wine vi dirà che ci sono delle dipendenze rotte :)
Bene, allora:
sudo ia32-apt-get install ia32-wine. Questo funzionerà.

L'ultimo esempio serviva a far capire che fin quando esisteranno programmi a 32bit pacchettizzati per amd64 il nome da usare non va preceduto da ia32. Se invece questa pacchettizzazione per amd64 non c'è o ci sono dipendenze incomplete/rotte si usa mettere il prefisso ia32-nome_pacchetto per specificare a ia32-apt-get di prendere il pacchetto dall'architettura i386. Da questo momento in poi si potrà usare apt-get per aggiornare e installare programmi per la parte amd64 del sistema, e ia32-apt-get per aggiornare e installare programmi da entrambe le architetture(amd64, i386). A voi la scelta.


[1] Pare che qualcuno si farà carico di mantenere ancora queste librerie, ma il vecchio sistema sarà incompatibile con quello nuovo.
[2] Dovete digitare il comando completamente perché l'autocompletion di ia32-apt-get non funziona ancora.

venerdì 10 luglio 2009

Software in libertà vigilata

Quando non si capisce l'essenza di una cosa, ma si pretende ugualmente di parlarne il risultato è uno solo: merda. GNU/Linux è il soggetto preferito da tutti quelli che vogliono scrivere cose tecniche, ma non ne capiscono un'acca[¹]. Non parlo di programmazione, ma della filosofia che c'è dietro che è comprensibile pure da chi non ha competenze per scrivere "Hello World!" in C. Due esempi sono questi articoli di Renai LeMay e Mitch Wagner(1,2) sull'annuncio che Google produrrà un proprio sistema operativo basato su Linux, che si chiamerà Chrome OS, e che sarà accessibile a livello sorgente da ottobre prossimo. Lasciamo perdere che uno dei due articolisti mette in dubbio che Google sia capace di produrre un sistema operativo in un anno. Non stanno partendo da zero e conoscendo Google, direi che a occhio e croce questo sistema operativo c'è già e a ottobre prossimo si ufficializzerà la cosa rendendo disponibili i sorgenti. Voglio invece focalizzarmi sul punto su cui entrambi concordano riguardo a Chrome OS: sarebbe un sistema di troppo se non addirittura un potenziale alleato della Microsoft! Questa frase contiene ben due preposizioni demenziali che si sentono dire quando una nuova distribuzione di GNU/Linux esce e si presenta al resto del mondo.
La prima preposizione demenziale è che una nuova distribuzione Linux danneggi il mondo dell'open source e GNU/Linux stesso. Cioè che una cosa che arricchisce il panorama del software libero nello spirito di fornire qualcosa in più, in realtà lo danneggia. L'appiglio apparentemente razionale è che così si frammenta la base utenti/sviluppatori. Io non ho mai sentito parlare di un fantomatico ufficio risorse che dispone come suddividere il capitale umano del software libero. Stando a questi due signori un tale ufficio sembra esistere e ultimamente ci ha comunicato: ne è saltata fuori un'altra, pregasi di stringersi un po'! Ogni distribuzione nasce con la voglia di dire la propria e chi si imbarca in uno specifico progetto lo fa perché o non ha mai trovato nulla che lo soddisfacesse appieno oppure pensa che così potrà esprimersi personalmente al meglio, cioè fare qualcosa che gli altri non fanno. In un quadro del genere, il gioco può solo avere risultati positivi o al peggio spostare un po' le cose. In compenso, se il prodotto piace perché azzecca quello che hanno mancato gli altri, ci saranno un sacco di nuovi utenti in più interessati a GNU/Linux. Ma la cosa davvero bella è che essendo questo il mondo dell'open source tutti potranno copiare la nuova idea e migliorarsi. La storia di Ubuntu, che a quanto pare è la distribuzione preferita da LeMay che nel titolo del suo articolo sinteticamente dice: "No thanks Google, we've got Ubuntu"; è proprio un esempio di quanto ho detto. Ubuntu è nata da Debian, che è sempre stata considerata la distribuzione per i "Sub-Genius", per avere un un ambiente GNU/Linux facile e adatto a tutti. Il finale lo sappiamo: Ubuntu ha avuto un successo che Debian non ha mai visto e mai vedrà, perché Debian non si è mai focalizzata sulla facilità d'uso. Secondo l'ottica di LeMay, 5 anni fa Ubuntu non sarebbe dovuta nascere per non danneggiare Debian.
La seconda preposizione demenziale, questa più in bocca a Mitch Wagner, è che una nuova distribuzione possa aiutare indirettamente Microsoft. C'è una componente umana del software libero che quando si masturba, fantasticando di abbattere la Microsoft, perde di vista il motivo per cui esiste il software libero. A questi signori faccio presente che la Microsoft ancora non aveva prodotto DOS, quando Stallman pensava ad uno Unix libero. Stallman voleva mantenere intatto lo spirito di collaborazione e scambio di idee che aveva caratterizzato il lavoro dei primi hacker. Uno spirito che gli Unix proprietari stavano distruggendo. Insomma, sembra strano ricordarlo: il software libero è nato per dare più libertà a tutti, non per distruggere la Microsoft. A parte il fatto che mi sembra che sia un cattivo uso della libertà indirizzarla non al godersi delle cose belle, ma a odiare qualcuno. Non lo condivido, ma se ti piace, fallo. Tuttavia non dirmi che io dovrei essere meno libero perché così, tutti insieme, compatti, distruggiamo la Microsoft. Perché stai tentando di farmi rinunciare al motivo principale per cui uso GNU/Linux.
Detto questo, auguri a Google e al suo Chrome OS. Se avrà successo sarà a beneficio di tutta la comunità open source. Anche di quelli che ancora non hanno capito perché si chiama software libero.


[1] Il mondo dell'open source, avendo una propria filosofia oltre che una componente tecnica, si presta allo stesso livello di chiacchiericcio della metafisica.

martedì 30 giugno 2009

2012. La fine di Berserk

Il 2012 è una data che a vario titolo viene citata come il giorno in cui alcune profezie si daranno appuntamento per distruggere l'umanità e, forse, anche il pianeta. L'argomento più forte per questa tesi è che i Maya hanno sempre usato un calendario estremamente preciso diviso in grande computo e piccolo computo che, guarda caso, vede terminare il grande computo proprio quel fatidico 21 dicembre 2012[¹].
Il fatto che i Maya fossero così esperti di astronomia da sacrificare degli esseri umani strappandone il cuore dal petto per far sorgere il sole, non ha insospettito nessuno. E dire che per molto meno in ambito di chirurgia inutilmente invasiva[²] hanno chiuso recentemente delle cliniche tutto sommato rispettabili. Che volete farci? Il fascino delle profezie dona dignità a tutti i cialtroni anche a quelli che continuavano riti barbari smessi da secoli nel resto del mondo. Purtroppo i millenaristi che menano sfiga e i seguaci della new-age sono sempre in cerca di tali cialtroni da adorare.
I millenaristi attendono la fine del mondo da più di un millennio e bisognerebbe ribattezzarli bimillenaristi. Il primo loro errore è quella fissa che un po' ci accomuna per i numeri tondi (1000, 2000, ecc...) unita alla loro peculiare fissa per la bibbia: non si rendono conto che per altre culture contemporanee non siamo nel 2009. Per esempio per i cinesi siamo nel 4707, nel 5770[³] per gli ebrei e così via. Psicologicamente siamo quindi portati a dare significato a cifre di comodo, come se un 1000 fosse più importante di un 1613. Probabilmente si tratta di un retaggio di quando si usava il mille per indicare qualcosa di qualitativamente grande. Se poi ci fosse una validità astronomica nelle date varrebbe la pena drizzare le orecchie, ma il nostro calendario si fonda sulla controversa data di nascita di Gesù Cristo[4] che non è legata ad eventi celesti rilevanti, se non il solstizio di inverno. E questo per fregare la poltrona a Mitra e ad altri culti solari.
I seguaci della new-age per cui siamo entrati nell'era dell'Acquario, l'era dei grandi cambiamenti, tendono a discostarsi dalle date della tradizione cristiana per aggrapparsi a tutte le altre: l'importante è rimandare visto che tutte queste date passano come al solito. Infatti il problema principale su cui i due gruppi convergono è mantenere la presa su tutti quelli che comprano i libri che trattano la fine del mondo, da Nostradamus a Zecharia Sitchin passando per l'ennesima interpretazione dell'Apocalisse di Giovanni. Se girate internet vedrete che qualcuno già mette le mani avanti e sostiene che il 2012 è solo una data indicativa e che tutto potrebbe verificarsi nel 2016-2018. Meno male! E io che credevo che indicare il mese e il giorno fosse un segno di precisione. È come dire: stasera alle 21.00 ci vediamo in piazza, più o meno 200km.
Mi piace la letteratura fantastica, ma torturarmi con il filone della fine del mondo nel 2012 non ha granché senso nemmeno se fosse vero, visto che potrei sparire molto prima per cause più banali. Gli stoici ce lo insegnano. A questo genere di letteratura di serie b preferisco un fumetto schiettamente apocalittico per le vicende narrate: Berserk di Kentaru Miura. Ci sono un sacco di massacri e scontri tra mostri e semidivinità. Generalmente gli uomini finiscono nel mezzo e crepano in numeri consistenti, eccetto il protagonista che cerca di rimanere uomo libero e vivo. Era un fumetto innovativo qualche anno fa, quasi 15, poi è diventato un polpettone fantasy che si trascina così da 30 numeri. Anche qui vale il discorso di non perdere i lettori-seguaci sebbene in questo caso nessuno si faccia male, come quando non si dorme pensando al 2012[5]. Eppure c'è qualcosa che accomuna il fumetto alla data. Vox populi, pare che l'ultimo numero di Berserk sarà il 74. Siamo al numero 65 e più o meno escono 2-3 numeri all'anno. Agli attuali ritmi dell'autore, tra 9 numeri, cioè circa 40 mesi, cioè a novembre-dicembre 2012, Berserk finirà! I Maya avevano davvero previsto un evento epocale! Se poi ci fosse davvero la fine del mondo per lo scontro con un pianeta, per l'inversione dei poli magnetici o per lo slittamento della crosta, chi-se-ne-fre-ga? Basta che la terra non tremi troppo, che mentre leggo mi da la nausea.

[1] Qui ho trovato varie fonti discordanti: chi dice il 23, chi il 24 di dicembre. Non ci faremo prendere dall'ansia per questo, spero.
[2] Per tacere del consenso del paziente/vittima...
[3] Evidentemente si sono inventati da dove iniziare a contare. Ad essere precisi contano dalla supposta data della creazione del mondo.
[4] Non intendo dibattere sulla persona storica di Gesù, intendo solo rilevare la contraddizione tra la data di nascita ufficiale in relazione al censimento romano che però è avvenuto 6 anni prima.
[5] Un amico mio è abbastanza preoccupato.

giovedì 16 aprile 2009

La nobile arte della maldicenza

Vado in palestra come da molti anni, ma ultimamente sempre più fiaccamente: gli esercizi sono diventati la parte difficile, il chiacchierare di cose sceme il momento migliore. Stasera c'è stato anche il momento della gaffe... Mentre non c'era nessuno con cui parlare, ho preso in mano un giornalino locale, di una radio locale, che parla di problemi molto locali, tipo: il marciapiede sotto la radio locale è rotto, perché questi amministratori locali non fanno un cazzo? E mentre leggo questo trattato di cultura, arriva l'istruttore, anche egli prodotto tipico locale D.O.C, che prende un numero di "Natural Bodybuilding & Fitness", l'unica rivista di settore ammessa dalla proprietaria dopo la scoperta che anche da noi alcuni prendono anabolizzanti (uh, che sorpresa!), e mi si mette a sfogliarla alla ricerca di gnocca. Mi dice: Dai guarda questa, mi vuoi dire che non è bella? E sfida il mio gusto in fatto di donne, notoriamente raffinato. Giro un po' di pagine e tra donne arrostite dalle lampade che sembrano dei nerboruti maschioni che indossano bikini, c'è qualche bellezza che conserva alcuni brandelli di femminilità rimasti attaccati alla She-Hulk che cresceva in lei. Codesta, che per il mio metro di giudizio è appena passabile, è la Dea Bellezza per l'istruttore e si trova nel paginone centrale in formato poster staccabile. Una biondona di nome Kelly Kelly, con vestitini attillati e atteggiamenti da "estetica del porno". Decido che è l'ora di fare la mia parte nella guerra del testosterone e stacco la pagina. Chiedo: dove possiamo appenderla? Farebbe una bella figura... Nel mentre entra l'unica donna carina, anche se non da paginone centrale, che frequenta la palestra nei miei orari e mi becca ad agitare il poster come un adolescente in cerca di un bagno.
Ciao.
Ciao. Ehm, Sto cercando di ribadire la mia eterosessualità...
Rimetto al suo posto il paginone centrale e il testosterone. L'istruttore ghigna. Tra me e me penso che mi è andata bene, perché stavo per fare un commento sui pantaloncini attillati di Kelly Kelly e certe "gobbe di cammello". Torno in quella zona dopo un po' per incontrare un amico che usciva. Dallo scherzare su come si vestiva (camicia di lino con 16°C!) si è passati al perché si vestiva così: andare a fare il piacione con una donna. Dalle confidenze personali si è passati alle maldicenze. Mi indica una sui 45 che sta facendo lo stepper: quella là è sposata e va con un mio amico che ha due anni più di me. Pensa che ne ho 26! Che schifo!
Colgo la sfumatura e dico io: magari conta più l'esperienza. Quella a 45 anni farà sicuramente sesso in modo memorabile.
Il mio amico mi guarda disgustato: Devo andare. Ciao.
Ciao.
Al che incomincio a pensare per quale diavolo di ragione sono venuto a sapere che un tizio, che non conosco va a letto con una di cui non mi frega nulla. Ci deve essere una ragione o ho solo sprecato altri 5 minuti della mia vita oggi? Rimugino. La maldicenza, la calunnia e il pettegolezzo sono diffusi come la polvere, anzi spesso il primo segno che si entra in un gruppo è il conoscere i piccoli, sporchi segreti degli altri. Bisogna farci caso, l'uomo è una scimmia, quindi un animale gregario con delle precise gerarchie da rispettare. Calpestare i piedi alla persona sbagliata può causare un mucchio di problemi. Tutti coloro che vogliono evitare lo scontro con il maschio alfa o la scalata sociale, conoscono come comportarsi, ma siccome esistono un sacco di legami trasversali, segreti, ricattatori, come ci si orienta in questa giungla sociale? La maldicenza è la risposta intelligente: ha la proprietà di diffondersi ovunque tranne che verso i diretti interessati. Perché? Perché così si mantiene la stabilità sociale. I diretti interessati potrebbero compromettere la pace del gruppo se sapessero, gli altri invece con la loro ignoranza potrebbero essere altrettanto deleteri. Nel remoto caso che il pettegolezzo arrivasse alle orecchie dei suoi soggetti, non ci sarebbe un colpevole con cui prendersela perché ormai è un fatto di dominio pubblico. Nessuno si fa male. La maldicenza ti avvisa dove ci sono le sabbie mobili. Ti dà una mappa per evitare di finire nella merda. Ecco perché ho saputo dove si trovavano la bocca di una ricercatrice e il pene di un professore. In caso di concorso per un posto, saprei subito contro chi non partecipare. Ti aiuta ad evitare gaffe come il raccontare barzellette sui gay al tuo capo che ha moglie e figli, ma ogni tanto frequenta quel locale un po' ambiguo sulla costa. Dato che di gaffe ne faccio a ruota, come nel preambolo, e non sono al vertice della piramide sociale, smetterò di pensare ai pettegolezzi come al sale e pepe di vite vuote. Anzi, sarò grato a tutti quelli che mi li riferiranno. Raccontare una maldicenza a qualcuno è un segno di amicizia e di grande stima.